Italia — 1994-2026
Responsabilità erariale
● fatto, sostenuto da fonti · ◌ giudizio del curatore
Chi gestisce denaro pubblico e con dolo o colpa grave causa un danno all'erario può essere condannato dalla Corte dei Conti a risarcirlo col proprio patrimonio: una responsabilità personale, un clawback de facto sulla cattiva spesa. È il meccanismo italiano che fa pagare chi decide male.
Il disegno è genuino — l'interesse di chi spende dovrebbe allinearsi al buon uso —, ma non ha mai dimostrato di far spendere meglio, e produce «paura della firma»: rinvii e immobilismo. E la traiettoria è di smontaggio, non di rafforzamento.
Mettere personalmente in gioco chi decide la spesa, con un risarcimento commisurato al danno: il principio è sano; il punto è dosarlo senza paralizzare.
Una magistratura contabile che accerti e una capacità reale di riscuotere; e un equilibrio fra deterrenza e libertà d'azione che finora non è stato trovato.
Dal 2026 (legge Foti) il risarcimento è limitato al 30% del danno, indebolendo la deterrenza. La stessa Corte dei Conti l'ha impugnata alla Consulta come «manifestamente irrazionale». Esito aperto.
fatto, sostenuto da fonti — Fonti & evidenza
Corte costituzionale, sent. 132/2024 (scudo erariale); Corte dei Conti, II sez. centrale d'appello, ord. 9/2026 (questione di legittimità sul tetto al 30%, legge 1/2026).
Granularità fine (claim singoli ↔ fonti, studi accademici collegati) prevista dallo schema §2 dell'architettura — popolata negli stadi successivi. Per ora la fonte è a livello di caso.